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Gli ultimi 100 anni - Pagina 2

Nel settembre 1926 al Congresso Nazionale di Viareggio intervenne addirittura il Sovrano a testimoniare la riconoscenza e l’affetto verso le Misericordie mentre nel successivo Congresso di Pisa (1930) ebbe luogo una grandiosa manovra di esercitazione della Squadra Federale.Dopo la morte del presidente Donati, avvenuta il 2 dicembre 1930, si svolse a Firenze il Congresso Nazionale per la nomina del nuovo presidente. Nel Congresso fu deciso di affidare la guida della Federazione ad un triumvirato composto dai confratelli Renato Macarini-Carmignani, Angelo Badiani e Paolo Guicciardini. Seguirono altri Convegni ed altri interventi della Squadra Federale che nel frattempo non solo aveva costituito suoi settori in molte Misericordie, ma aveva anche creato dei propri corpi pompieristici sull’esperienza di quanto già realizzato da alcune Confraternite negli anni precedenti. Grazie a queste realizzazioni essa costituiva in quel momento una delle più forti organizzazioni di soccorso a carattere nazionale esistenti nel paese.

Lo scoppio del secondo gravissimo conflitto mondiale ridusse l’attività della Federazione in comprensibili limiti. Le Misericordie, nelle loro varie sedi, svolsero un’attività di soccorso oltremodo intensa, assistendo le popolazioni nelle più svariate forme ed intervenendo per il salvataggio di sinistrati e feriti talvolta anche sotto l’imperversare dei bombardamenti. Non pochi furono i confratelli che eroicamente sacrificarono la vita durante i bombardamenti o in altri tristi episodi di guerra cercando di prestare il soccorso ai feriti ed ai bisognosi. Le truppe tedesche al momento della loro ritirata dal suolo italiano depredarono massicciamente la quasi totalità delle sedi delle nostre Misericordie, asportando masserizie, attrezzature sanitarie, autoambulanze, cosicché nel 1945, alla ripresa della vita normale, la generalità delle nostre fraternite si trovò nella dolorosa situazione di dover ricominciare.

Chiusasi la tragedia bellica la Federazione si pose immediatamente a costituire le premesse della ripresa. Si organizzarono convegni a Pescia ed a Pisa. A Firenze si tenne un Congresso Nazionale l’8 gennaio 1947 nel quale, approvando il testo del nuovo statuto, furono allargati i compiti dell’ente federativo al quale fu dato un carattere esplicitamente nazionale.In tale Congresso fu eletto presidente nazionale onorario il confratello Angelo Badiani e presidente nazionale effettivo il confratello Roberto Crema.

La Confederazione, trasformata e vitalizzata dalle nuove energie apportate dai suoi dirigenti, diede inizio ad una più larga forma di attività, che non fu limitata, come in passato, al solo coordinamento fra Misericordie, ma assunse la necessaria e più impegnativa funzione di estendere in tutta Italia il generoso movimento spirituale ed organizzativo. Alla Confederazione venne affidato inoltre il compito di approfondire i problemi di carattere generale del movimento, rendendosene portatrice ed interprete in ogni sede e particolarmente presso i pubblici poteri: Governo e Parlamento.

Da allora presero avvio una serie di Congressi Nazionali e la Presidenza confederale instaurò un sistema di frequenti visite presso le singole confraternite erogando inoltre aiuti concreti a quelle maggiormente in difficoltà. In particolare grande fu l’impegno di tutte le Misericordie per ricostruire il parco macchine distrutto dalla guerra. In quegli anni, difficili ma ricchi di solidarietà e desiderio di libertà, numerose nuove Misericordie nacquero in varie parti d’Italia.

Nel 1962 il presidente nazionale Crema perì in un incidente aereo lasciando un triste vuoto nei suoi collaboratori.
A lui successe nell’incarico di presidente Alfredo Merlini che guidò la Confederazione fino al 1985.

Nel 1963 viene costituito il Movimento dei FRATRES che opera nel settore della raccolta del sangue.

Nel 1985 ad Alfredo Merlini successe Francesco Giannelli, confratello e capo di guardia della Misericordia di Firenze

. Il 14 giugno 1986 circa 10.000 fratelli delle Misericordie italiane vennero ricevuti in udienza dal Santo Padre. Nell’aula “Paolo VI”, gremitissima, Giovanni Paolo II tracciò una svolta nella vita del movimento, indicando con chiarezza la via della carità che le Misericordie dovevano far propria: “ecco la consegna che vi affido… siate i promotori e fautori della civiltà dell’amore, siate testimoni infaticabili della cultura della carità”. Queste parole costituirono per le Misericordie una vera e propria svolta. L’accorata esortazione del Papa a testimoniare con i servizi di carità l’impegno per la costruzione di un nuovo modello di civiltà basato sulla solidarietà, sulla pace, sulla condivisione, divenne da allora un concreto riferimento per tutto il movimento che si tradusse in una nuova vitalità ed in nuove iniziative. Nel 1989 la Confederazione diede vita alla pubblicazione di una nuova rivista mensile cui fu dato il nome, ricco di significato, di Civiltà dell’Amore.

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