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La più antica Misericordia


Sempre dagli scritti del 1361 risulta che questa confraternita «fu detta e cominciata per lo beato Messer Santo Pietro Martire dell’Ordine dei predicatori».

È questi Pietro da Verona, detto Martire perché assassinato nel 1252 a Barlassina, tra Milano e Como, in un agguato di catari e ghibellini, tipico di quell’epoca fitta di conflitti politico-religiosi a mano armata.

E pare che il suo assassino si sia poi convertito, facendosi a sua volta domenicano. La Misericordia di Firenze nasce dunque – come moltissime altre associazioni laicali di quei secoli – a seguito di una campagna di predicazione, in un clima di risveglio religioso e di stimolo all’iniziativa dei laici. Da essa prendono poi vita le Fraternite della Misericordia di Toscana e di altre regioni, sicché quella fiorentina, col titolo di “Arciconfraternita”, è considerata la madre di tutte le Misericordie d’Italia.

E le “figlie” più antiche sono la Misericordia di Siena (1250), seguita da quelle di Pontremoli (1262), Rifredi (1280), Volterra (1290), Montepulciano (1303), Pisa (1330). I secoli successivi vedono nascere altre Misericordie simili: Camaiore-Lucca (1450), Castelnuovo Garfagnana (1451), San Sepolcro (1492), Pistoia (1499), Pescia (1506), Lucca (1540), Montelupo Fiorentino (1560), Grosseto (1563), Staggia (1563), Anghiari (1564), Portoferraio (1566), Castiglionfiorentino (1580), Bibbiena (1584), Prato (1588), Seravezza (1589), Lastra a Signa, Livorno e Buonconvento (1595), Pietrasanta (1599).

Altre ancora sono state fondate tra il XVII e il XIX secolo, e oggi hanno aggiunto alle loro tradizionali opere caritative nuove forme di assistenza: la donazione di sangue con i gruppi Fratres, il trattamento di emodialisi, l’emergenza medica, gli interventi per calamità pubbliche in cooperazione con la Protezione civile mediante la Colonna Mobile sanitaria di primo impiego, gli ambulatori, le case di cura e di riposo. Ma già la Misericordia fiorentina è stata fin dagli inizi un esempio stupendo di diversificazione degli interventi.

Primo compito dei confratelli era certo il soccorso agli ammalati e la sepoltura dei morti in povertà. Al tempo stesso, tuttavia, ecco le altre loro iniziative: doti alle fanciulle povere, liberazione di carcerati per debiti, sussidi a malati indigenti. Una delle grandi prove splendidamente affrontate dai Fratelli della Misericordia fiorentina fu la peste dell’anno 1325: in quel periodo la mortalità era così alta, che per non intimorire gli infermi non si suonavano più le campane a morto, e non si rendeva pubblico il numero dei decessi. Quando scoppiavano epidemie (e ogni generazione ne vedeva succedersi almeno due o tre) i Fratelli della Misericordia accorrevano con le loro barelle per raccogliere i malati e portarli in ospedali e lazzaretti; cercavano i morti (spesso lasciati soli dalla fuga dei familiari impauriti) per rendere loro le onoranze funebri e seppellirli.

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